
Proporzionalità: parità di risultato o parità di arma
Il problema:Molti pensano che, di fronte a un aggressore disarmato, usare uno strumento di difesa significhi automaticamente "passare dalla parte del torto". È il malinteso più diffuso — e più pericoloso — sulla legittima difesa.
Il ragionamento:La proporzionalità richiesta dalla legge non si misura confrontando gli strumenti in campo, ma i beni giuridici in gioco e il risultato della reazione. La vita e l'incolumità fisica di chi si difende pesano, giuridicamente, più del patrimonio o dell'integrità di chi ha scelto deliberatamente di aggredire. Da qui nasce la vera regola: se un divario di forza fisica rende un'aggressione a mani nude potenzialmente letale per la vittima (per età, condizione fisica, numero degli aggressori), l'uso di uno strumento che neutralizzi l'attacco non è un eccesso — è l'unico modo reale di pareggiare l'esito. La proporzionalità non impone un duello ad armi pari: impone che la reazione si fermi nell'istante esatto in cui il pericolo cessa.
Il limite dichiarato:Questo è il principio giuridico. Cosa succede quando la minaccia è già cessata ma la reazione continua — il vero terreno su cui si giocano molti processi — richiede un'analisi che questa pagina non può contenere.
Rimando:Il Capitolo 5 diIntervallo Criticoaffronta per intero questo equivoco, con la distinzione tra parità di risultato e parità di arma. → Scopri il libro in Editoria
Da Chris - Amici delle Divise
Autore della collana Sicurezza e prevenzione

